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Continuando la serie di articoli sul 3D bioprinting, oggi approfondiamo una delle principali tecniche: Bioprinting a Getto d’inchiostro.

In particolare, questa strategia di stampa è basata sulla deposizione di gocce di bioink e viene classificata in 3 tipi differenti che vi riporto di seguito:

  • Termica, si ha una resistenza elettrica che produce un aumento di temperatura all’interno della testina, venendo così a formarsi bolle per il calore generato che portano ad avere la pressione necessaria per l’espulsione del bioink.
  • Elettrostatica, viene generato un impulso di tensione che controlla l’espulsione delle gocce.
  • Piezoelettrica, si ha applicazione di voltaggio ad un trasduttore piezoelettrico che per vibrazione genera onde acustiche attraverso la testina con il bioink, determinando così l’espulsione in gocce del bioink.

La tecnica di bioprinting a getto d’inchiostro permette quindi di ottenere delle strutture ad alta risoluzione, con alta vitalità cellulare e con elevata velocità di stampa. Presenta però alcuni svantaggi quali l’uso solo con bassa densità cellulare, biomateriali a bassa viscosità e l’impossibilità di un flusso continuo di stampa.

Fonti:
1. Stucchi G. “Modelli biologici di osteosarcoma realizzati in 3D bioprinting mediante hydrogel a base di
chitosano: vantaggi e limiti”, 2022

2. Vanaei S, Parizi S, Vanaei S, Salemizadehparizi F, Vanaei H. “An Overview on Materials and Techniques in 3D Bioprinting Toward Biomedical Application.”, Engineered Regeneration 2020