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Nel 2010 Craig Venter, Clyde Hutchinson III e Hamilton Smith costruiscono in laboratorio la prima cellula batterica artificiale, in grado di replicarsi e formare colonie proprio come le altre cellule batteriche viventi. In particolare si è ottenuta una cellula di Mycoplasma mycoides JCVI-syn 1.0, chiamato semplicemente Synthia (da synthetic, tradotto sintetico), partendo da due batteri: mycoplasma mycoides e mycoplasma coprycolum.

Da un batterio mycoplasma capricolum è stato estratto il DNA ed al suo posto è stato inserito il genoma sintetico del mycoplasma mycoides sintetizzato in laboratorio (in lievito) per la maggior parte simile a quello originale del secondo batterio. Synthia è poi in grado di dividersi grazie all’utilizzo delle strutture interne della cellula ospite del primo batterio, così da sintetizzare le proteine e duplicare il materiale genetico.

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mycoplasma capricolum – fonte science photo library
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Mycoplasma mycoides JCVI-syn 1.0 – fonte BioEng Bugs

La cellula artificiale ottenuta è del tutto simile a quella naturale vivente (si mycoplasma mycoides, quindi il batterio di cui si è copiato il genoma), comprese anche alcune mutazioni acquisite durante il processo di assemblaggio. Benché nel trapianto si siano persi 14 geni, il genoma ha mantenuto intatte le sue caratteristiche. Bisogna notare però che siamo di fronte ad una forma di vita abbastanza semplice: il Dna artificiale del batterio è composto da circa un milione di lettere, mentre quello umano ne comprende 3,2 miliardi. 

Assemblaggio del genoma sintetico in lievito – fonte: Science magazine

Il processo che qui sopra vi ho descritto sembra semplice ma vi assicuro così non è. C’è voluto oltre un decennio di lavoro e ancora risulta difficilmente riproducibile.

Venter ha così dimostrato che un organismo procariote può vivere e duplicarsi se al posto del suo genoma originale viene messo uno sintetico simile. Ma non è possibile affermare che Venter abbia creato la vita artificiale, in primis perchè nella cellula ottenuta solo il genoma è sintetico il resto è derivante da una cellula ospite vivente coltivata. Quindi bisogna ancora superare grandi difficoltà e il dibattito se si dovrebbe o meno continuare su questa strada è aperto e complicato.

Venter rimane un personaggio molto controverso, biotecnologo e genetista, che non ha mai nascosto le sue convinzioni secondo le quali la scienza, oltre alla ricerca per raggiungere maggiore conoscenza, deve rappresentare anche una grande fonte di guadagno, ovviamente attraverso i brevetti.